Non tutto ciò che viene mostrato è innocente.
Non tutto ciò che viene guardato è neutro.
Sex on Parade nasce da una domanda semplice e scomoda:
chi è davvero responsabile, quando nessuno tocca ma tutti osservano?
Viviamo dentro uno spettacolo permanente.
Guardiamo corpi, desideri, umiliazioni, cadute.
Li chiamiamo contenuti.
Li consumiamo.
E poi diciamo che non c’entriamo niente.
Questo libro non parla di porno.
Parla dello sguardo.
Di come il potere si sposti silenziosamente da chi agisce a chi guarda.
Di come l’intimità, una volta esposta, smetta di appartenere a qualcuno.
Sex on Parade non offre conforto.
Non salva i personaggi.
Non assolve il lettore.
Qui il consenso non basta.
Qui il desiderio è già stato negoziato.
Qui lo spettacolo è una gabbia che funziona perché tutti fingono di non vederla.
Se stai cercando una storia eccitante, potresti trovarla.
Se cerchi una storia morale, resterai deluso.
Se cerchi una posizione neutrale, non esiste.
Questo non è un romanzo da capire.
È un dispositivo da attraversare.
Se ti mette a disagio, sta funzionando.
Se ti senti osservato, è tardi.